Carmelo Consoli

Piccola nota critica al libro “Terra rossa” di Francesca Papp

La poesia  a volte può scaturire da una indagine giornaliera dei comportamenti umani, da uno scavo minuziono della quotidianità; questo è il caso di Francesca Papp che crea note liriche partendo dalla sua osservazione pratica della vita, sostituendo alle terapie della sua attività di psicologa e psicoterapeuta versi dove incantamenti, desideri, incertezze, delusioni, hanno un taglio moderno e deciso, un linguaggio di effetto inciso a bulino.

Sorprende la sapiente miscela dei sapori, colori, odori di un vivere comune che sottintende a una corporeità e gestualità di base e a una fusione sensoriale con la natura, un’altra ben più precisa denuncia della fragilità umana e un consequenziale desiderio di dissolvimento, purezza, libertà, godimento.

Intimo, moderno, dissacrante è il suo rapporto di donna con il partner (leggi le poesie “Come una foglia”, “Due di cuori”, “Il posto dei lamponi”) tale da produrre un fascinoso e tagliente dialogo poetico scevro da qualsivoglia sterile sentimentalismo.

Una poesia dunque dove le ritualità del comune esistere si fanno pretesto per riportarsi a ineludibili disillusioni, condanne, aspirazioni e dove tutto viene proiettato verso l’aspirazione ad una naturalità ben più ampia e desiderabile di orizzonti.

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