VIA DELLE CARRA’

 

Con la musica assume, questa vita,

un fascino discreto, gusto.

Cambi il volto, tirato, dormiente,

in ritardo o ansioso di cadermi.

 

La camera accanto: riposa.

Lei, la piccola, dorme.

Nella sua barchetta azzurra.

 

Arancio il corridoio che lega

tutte le stanze. Torno alla mia.

Il cielo aperto al ghiaccio del mattino,

viola pansé o grigio sui tetti;

ricordi, facevamo le sei?

 

Ora mi devo voltare. Per dirti

il mio scontento ti do le spalle

o mi tolgo gli occhiali.

Tu ridi. E impazzito mi baci.

Tu esisti. Nella vecchiaia

mi compari vestito da Charlot

o da clown per farmi ridere.

 

Ti scrivo dei nostri giorni,

del rosso del ciliegio,

del pelo del barbagianni,

del rosa bambino delle tamerici,

dell’odore di erba tagliata, dai monti.

 

Sei contratto, sul letto. Guarda che ti vedo…

con i tuoi muscoli gonfi,

le braccia incrociate dietro la testa

per pararti dalla luce: la serranda è rotta!

Mi fai cascare lo scialle.

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